|
La
parola ta arriva dalla lingua cinese
Ne introduciamo il significato con un
esperimento: pensate per un attimo a una persona che capisce a fondo le
cose, la gente, la vita.
Quando ve la siete immaginata o ricordata ben bene, ripetete il procedimento
pensando a una persona che prende il mondo alla leggera.
La domanda trabocchetto è: quanto sono diverse, nella vostra testa,
queste due persone? Temiamo molto.
Nel comune modo di percepire, il capire sembra quasi
sempre un’operazione ponderosa, concettosa, che richiede concentrazione,
a volte sforzo, saggezza posata e serietà.
Chi prende le cose alla leggera al contrario pare condannato a essere
perennemente superficiale, dinoccolato, e a fischiettare tutto il giorno
Don’t worry, be happy di Bobby McFerrin.
Per fortuna
ta ci viene in soccorso, a sanare questa falsa incompatibilità:
difatti ta significa
esattamente “capire le cose, e proprio per questo prenderle alla
leggera”.
Proviamo un po’ a pensarci: se un concetto come ta fosse endemico
e diffuso nella nostra cultura quanto, poniamo, il concetto di competizione,
come cambierebbe il nostro modo di vivere una crisi, o un cosiddetto insuccesso?
Sarebbe molto più immediato riconoscere che se
non abbiamo raggiunto un certo obiettivo non è una questione di
fallimento o scalogna nera, ma è che semplicemente non eravamo
ancora pronti.
Che, ad esempio, la frustrazione per la mancata realizzazione di un sogno
assai eccitante e vagheggiato può essere non una sfortuna, bensì
una salvezza per una struttura psicologica non ancora pronta a realizzarlo.
Che ciò che succede malgrado la nostra massima
disapprovazione è proprio ciò di cui avevamo bisogno, anche
se non potevamo permetterci di dirlo o di saperlo.
O infine che, a volte, ci si può permettere di non capire nulla
della vita forse perché non c’é proprio nulla da capire,
e non per questo rinunciare a viverla pienamente. Un po’ come Charles
M. Schultz quando dice: «La mia vita non ha scopo, né direzione,
né significato, eppure sono felice. Non riesco a spiegarmelo. Che
cosa sto facendo di giusto?».
P. N. Teatini
dal numero 1 della pubblicazione
H'Q
|